“In silenzio è il titolo che ho scelto per questo progetto. Dico progetto perché trovo rifletta perfettamente quello che ho cercato di fare: proiettare, portar fuori, rendere visibile un mondo interiore che vive in ogni essere umano. Un mondo fatto di paure, di dolori, di speranze, di sospiri, di fragilità. Fragilità è la parola chiave, la nota fondamentale attorno a cui si sviluppa quest’armonia di anime che non sempre si conoscono, ma che sempre hanno qualcosa che risuona tra loro.
Il ladro silenzioso è l’osteoporosi. Una malattia silente, come un fantasma, che arriva senza preavviso e lascia il segno quando ormai è troppo tardi. Per questo viene sottovalutata dai professionisti così come dai pazienti. Non si fa prevenzione, nonostante sia possibile farne, e molti ignorano le conseguenze che questa patologia porta con sé. Forse per paura, forse per ingenuità, forse perché comporta ammettere la propria fragilità. Ma fragili siamo. È una delle meravigliose peculiarità che ci rendono umani.
In silenzio è un tentativo di dar voce a quella dimensione intima che risiede dentro ognuno di noi, e metterne in luce la bellezza nascosta. Essere fragili ci permette di apprezzare la cura, l’amore, l’affidarsi all’altro; di accettare noi stessi e trovare la bellezza nelle crepe, l’unicità nei difetti, l’identità nella condivisione, il valore di essere persone, imperfette e perfettibili.
Le opere ritraggono le persone coinvolte nel percorso di presa in carico: pazienti e caregiver. Si tratta di opere mixed-media: stampe fotografiche fine art ai sali d’argento su carta baritata, strappate e ricostruite riadattando la tecnica tradizionale giapponese del Kintsugi, originariamente usata per restaurare le ceramiche rotte impreziosendone le crepe con l’oro. Sono tutti pezzi unici e irriproducibili, trattati a mano in ogni passaggio.”
— Presentazione della mostra in occasione della giornata nazionale dell’osteoporosi, 20 ottobre 2024
La parola agli esperti
“La scarsa percezione dell’osteoporosi quale patologia potenzialmente severa e il timore nell’uso dei farmaci, benché di comprovata efficacia e sicurezza, sono purtroppo radicati nel pensiero e nelle abitudini non solo dei pazienti ma anche dei medici.
Così come l’osteoporosi, la frattura da fragilità, che rappresenta l’aspetto più evidente della patologia da fragilità ossea, viene troppo spesso considerata espressione dell’ineluttabile invecchiamento dell’individuo, evento fisiologico della donna in menopausa e dell’anziano, e non una patologia cronica e severa gravata da una elevata motralità. L’osteoporosi, invece, è una condizione fisiopatologica correlata dal punto di vista epidemiologico alla menopausa ed all’invecchiamento, ma può colpire anche donne e uomini giovani, rendere anche loro inaspettatamente e precocemente fragili e gravare così sulla loro quotidianità e su quella dei lori cari. La frattura da fragilità che insorge su un osso osteoporotico, non è quindi un evento isolato, da gestire in acuto e dimenticare, ma espressione e parte di una patologia cronica, silente e non visibile, nonché fattore di rischio per nuove fratture da fragilità, per cui la presa in carico per un corretto iter diagnostico-terapeutico del paziente dovrebbe essere cardine della gestione.
Uno sforzo enorme sia culturale che gestionale deve quindi essere fatto, dal mondo medico, dalle istituzioni e dai pazienti stessi, perché la visione di questa patologia cambi radicalmente e da un silenzio ignorato diventi una voce consapevole e gridata perché la patologia da fragilità abbia finalmente dignità di esistere, essere considerata, riconosciuta e correttamente gestita.”
— Dott. Laura Bogliolo, Dirigente Medico I livello Reumatologia e Responsabile ambulatorio Malattie Osteometaboliche Policlinico IRCCS S.Matteo Pavia, Delegato Regione Lombardia SIOMMMS
(dati aggiornati 2024)
Cos'è l'osteoporosi? Consigli pratici
L’osteoporosi è una malattia dell’apparato scheletrico determinata da una bassa densità minerale, un deterioramento della microarchitettura ed una diminuzione dell’elasticità delle ossa.
L’osteoporosi rende le ossa deboli e fragili, con rischio di frattura anche in caso di caduta dalla propria altezza, in seguito a un urto, sollevando un piccolo peso, uno starnuto o un semplice movimento improvviso. Le fratture più frequenti sono quelle del polso, delle vertebre e del femore.
Le fratture possono causare dolore, immobilità e disabilità anche a lungo termine, specie con le fratture vertebrali e di femore.
Ma l’osteoporosi e le fratture possono essere evitate se si gioca d’anticipo!
Anche se la perdita di massa ossea può essere accelerata da alcuni fattori indipendenti dalla nostra volontà come:
- familiarità,
- sesso femminile,
- età
- alcune malattie (Tumori, malattie endocrine, gastrointestinali, renali, reumatologiche, ecc. )
- alcuni farmaci (Cortisonici, eparina, anticoagulanti orali, anticonvulsivanti provocano direttamente una perdita di minerale dall’osso),
Ci sono alcune raccomandazioni da seguire, per aiutare a prevenire e combattere questa malattia ‘silenziosa’. Andiamo ad elencarle.
Mantenere uno stile di vita salutare per le ossa:
- Cioè svolgere regolarmente esercizio fisico (migliora l’equilibrio e la forza aiuta a prevenire le cadute)
- Seguire una dieta bilanciata, ricca di calcio, proteine, vitamina D (l’esposizione al sole aiuterà ad attivare la vitamina D)
- Mantenere un peso corporeo adeguato.
Evitare cattive abitudini quali:
- Fumare e bere alcolici in modo eccessivo
- Fare una vita sedentaria
- Seguire diete sbilanciate
Prevenire le cadute:
Ogni anno circa un terzo della popolazione over 65, incorre in una caduta, che in molti casi provoca fratture.
Queste cadute si possono prevenire con alcuni piccoli accorgimenti sia in ambiente domestico che fuori casa, ad esempio:
- Indossare calzature antiscivolo con tacco basso, per una maggiore aderenza al suolo e stabilità;
- Utilizzare i corrimano mentre si salgono e scendono scale;
- Guardare con attenzione le superfici quando si cammina su suolo pubblico;
- Rimuovere tappeti, cavi liberi e tutto quello che può far inciampare in casa;
- Utilizzare tappetini di gomma antiscivolo nella vasca da bagno e nella doccia;
- Illuminare bene le scale e accendere la luce quando ci si alza la notte.
— Dott. Michela Milanesi, Infermiera Case Manager percorso fragilità ossea Reumatologia IRCCS Policlinico S.Matteo Pavia, Docente e Tutor nell’ambito formativo del Case Management e delle fratture da fragilità
(dati aggiornati 2024)
Osteoporosi: un “osso duro” da combattere
In realtà, Il termine che significa “ossa porose”, rende bene l’idea di deterioramento a cui va incontro lo scheletro di chi è affetto da questa malattia metabolica. È quindi una malattia che indebolisce le ossa e chi ne è affetto corre un rischio maggiore di fratture ossee, che possono verificarsi in seguito a un trauma di scarso rilievo, o addirittura semplicemente in seguito a un movimento brusco. La malattia si sviluppa spesso senza alcun sintomo o dolore per cui molte persone non sono consapevoli di soffrirne fino a quando le ossa indebolite, non causano fratture dolorose e quando arrivano presso il nostro centro per le cure del caso, fanno diverse domande sull’osteoporosi: che cos’è, a che età può manifestarsi, se si tratta di una condizione temporanea, se si devono per forza fare terapie, se sono terapie sicure o sperimentali e perché devono durare così a lungo. Sembra che non siano convinti di avere una “malattia” o che non considerino tale l’osteoporosi. Pensano più a una condizione quasi fisiologica, che a un certo punto della vita accade e visto che quasi tutte le donne in menopausa ce l’hanno, perché preoccuparsi?
Ma non è così! L’Osteoporosi è un problema reale, che colpisce circa 5.000.000 di persone, di cui l’80% sono donne in post menopausa, ma può colpire anche giovani donne e uomini e può provocare fratture, con rilevanti conseguenze sia in termini di disabilità che di mortalità, senza parlare dell’impatto sui costi socio-sanitari.
Capisco che possa sembrare impossibile fratturarsi le vertebre in seguito ad uno sternuto, o fratturarsi un polso perché si scivola e si appoggia male una mano a terra o cadere perché un femore si è rotto e credere di esserselo rotto perché si è fatto una brutta caduta, ma dalla propria altezza. Eppure, il più delle volte, succede proprio cosi.
Fortunatamente le terapie ci sono e sono sicure, efficaci, ma vanno assunte correttamente e in modo costante in quanto l’interruzione immotivata della terapia può avere risultati addirittura controproducenti al fine della cura dell’osteoporosi.
A questo proposito altro grosso scoglio, è la gestione della terapia. Perché quando si parla di terapie antitumorali o terapie per il diabete, non ci sono mai problemi nel far accettare che vengano assunte per lungo periodo o per tutta la vita, mentre quando parliamo di terapia per l’osteoporosi NO? Probabilmente è la percezione distorta nei confronti di questa malattia.
I pazienti vorrebbero un farmaco tipo “pillola magica”, che presa in unica somministrazione, risaldi l’osso, prevenga le ri-fratture e tolga il dolore tutto nello stesso momento. Quindi è fondamentale che questa malattia subdola e “silenziosa”, che non da sintomi precoci, venga “smascherata” e conosciuta a fondo, facendo innanzitutto prevenzione, sensibilizzando l’opinione pubblica e educando al meglio le persone per evitare che si arrivi a conoscerla quando ormai è troppo tardi, cioè quando si manifesta nella sua forma peggiore: la frattura.
L’osteoporosi è una malattia che può diventare invalidante a causa delle lesioni conseguenti alla fragilità ossea. La perdita di massa ossea può essere accelerata da alcuni fattori indipendenti dalla nostra volontà come la familiarità, il sesso femminile, l’età, e alcune malattie (tumori, malattie endocrine, gastrointestinali, reumatologiche, ecc.), l’assunzione di alcuni farmaci che provocano direttamente la perdita di minerale dall’osso (cortisonici, anticoagulanti orali, ecc. Anche la storia familiare gioca un ruolo nel rischio di osteoporosi. Chi ha avuto una storia di osteoporosi in famiglia, come genitori o nonni con un’anca fratturata dopo una caduta non rovinosa, può avere un rischio maggiore di sviluppare l’osteoporosi. Non dando segnali di preavviso è utile prestare attenzione anche ad alcuni segnali come ad esempio l’assunzione di una postura curva in avanti (cosiddetto gibbo), dolore intenso alla parte centrale o bassa della schiena, perdita di altezza oltre alle fratture da fragilità, occorse in modo spontaneo o con traumi come abbiamo detto, a basso impatto. Chi si riconoscesse in una di queste condizioni sarebbe bene che, in accordo con il proprio medico, prendesse in considerazione uno screening metabolico e densitometrico per l’osteoporosi.
La buona notizia è che la prevenzione è alla portata di tutti.
La Dieta e lo Stile di Vita, sono due importanti fattori che possiamo facilmente controllare per prevenire l’osteoporosi. Bastano pochi e semplici accorgimenti a beneficio di tutto l’organismo. Svolgere regolare attività fisica: fare lunghe camminate, andare in palestra, anche ballare, può aiutare a prevenire la perdita di massa ossea, migliorare l’equilibrio e la forza e aiuta a prevenire le cadute; Seguire una dieta bilanciata ricca di calcio: la quantità ideale di calcio è di almeno 1.000 mg al giorno e può essere introdotto con l’alimentazione quotidiana bevendo un bicchiere di latte magari scremato ricco di calcio e povero di grassi; mangiare yogurt, formaggi, frutta fresca ma anche frutta secca (fichi, noci, mandorle, ecc); verdure (broccoli, cavoli, agretti, cicoria, rucola) e pesce (alici, sardine e salmone).
Non scordiamo la vitamina D: cercare di esporsi al sole almeno mezz’ora al giorno per aiutare ad attivare la vitamina D perché facilita l’assorbimento del calcio e per chi è in terapia per l’osteoporosi, ne potenzia l’effetto. Non è proprio facile riuscire ad avere un introito adeguato di vitamina D con la dieta di tutti i giorni, quindi in caso di carenza sarà il medico a prescrivere le adeguate forme di integrazione.
Cercare di mantenere un peso corporeo adeguato.
Evitare cattive abitudini come fumare in modo eccessivo, bere alcolici e caffè in modo eccessivo, fare una vita sedentaria.
Tutti dobbiamo prestare attenzione a questi aspetti della nostra salute, l’età media aumenta, sempre più, le risorse per mantenere la buona salute e curare le malattie sono sempre in calo, l’unica arma è quindi nella prevenzione, nella alimentazione e nell’esercizio fisico, quotidiano se possibile. Si deve tornare all’antico, al buon senso, alla cura della propria salute usando le più semplici attenzioni.
È arrivato il momento di dare voce a questa malattia “silenziosa”
— Dott. Michela Milanesi